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Unindustria e AMI per sviluppo ecosostenbile del mondo produttivo

Filippo Tortoriello Presidente di Unindustria e Alessandro Botti Presidente di Ambiente Mare Italia “Ami” hanno siglato questa mattina a Roma, un Protocollo d’Intesa con l’obiettivo di favorire da un lato un approccio sempre più responsabile da parte del mondo produttivo nei confronti delle tematiche ambientali, e dall’altro di essere a fianco di quelle imprese che riconoscono la sostenibilità ambientale quale pilastro dell’eccellenza e della crescita.
Il protocollo firmato oggi tra le due associazioni, è in linea con la Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio, che entrerà in vigore nel 2021, in base alle quale ci sarà sempre una maggiore attenzione ai processi produttive delle plastiche, ed al loro recupero, e che sancirà, in particolare, il divieto dell’utilizzo di alcune plastiche monouso. Secondo quanto previsto dalla direttiva, il protocollo vuole aumentare la consapevolezza del sistema produttivo sul tema, prevedendo il più alto coinvolgimento dell’indotto industriale interessato.

Unindustria si impegnerà a cooperare con Ambiente Mare Italia al fine di proseguire con determinazione la diffusione e la promozione in ambito istituzionale e presso le aziende associate di una cultura di sviluppo sostenibile dal punto di vista ecologico e ambientale e per un’economia circolare.

Al centro delle azioni congiunte stabilite dal protocollo tra Unindustria e Ambiente Mare Italia, ci sono una serie di iniziative volte a sensibilizzare aziende ed enti, non solo ad un uso consapevole delle plastiche ma anche a mettere in atto processi di miglioramento ambientale promuovendo la partecipazione attiva delle aziende, dei loro stakeholders, dei dipendenti e delle loro famiglie. Verranno attivati percorsi di informazione sui temi ambientali; realizzati progetti di ricerca e divulgazione scientifica finalizzati alla salvaguardia, protezione e valorizzazione ambientali e di intervento ambientale, per la conservazione e valorizzazione del mare, dell’ambiente, delle nostre città e dei beni culturali e artistici nazionali.

 

Fonte: Rietinvetrina

Rifiuti, l'Italia ricicla l'80,2% dell'alluminio

Con 54.300 tonnellate di imballaggi in alluminio riciclate nel 2018, pari all'80,2% delle complessive 67.700 tonnellate immesse sul mercato - cui vanno aggiunte 4.300 tonnellate di imballaggio sottile destinato alla termovalorizzazione -, l'Italia si conferma anche per il 2018 Paese di eccellenza a livello europeo per quantità di alluminio riciclato prodotto. Questi i numeri principali presentati all'assemblea annuale 2018 delle 256 imprese consorziate a CIAL - Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Alluminio tenutasi a Milano lo scorso 10 maggio.

Il risultato, in un Paese la cui produzione di alluminio si basa al 100% sul riciclo, ha consentito di evitare emissioni serra pari a 403mila tonnellate di CO2 e risparmiare energia per oltre 173mila tonnellate equivalenti di petrolio.

"Il conseguimento di una quota di riciclo dell'80% nel 2018 conferma come il sistema nazionale di gestione degli imballaggi in alluminio negli ultimi anni abbia raggiunto un livello di maturità e di efficienza tali da garantire, in futuro, incrementi qualitativi e quantitativi addizionali, specie nei territori con ulteriori margini di crescita -, ha commentato il Presidente di CIAL Bruno Rea nel corso dell'Assemblea -. La consapevolezza che il processo di sviluppo è ormai irreversibile è data dal fatto che, seppur a macchia di leopardo, le principali regioni del Sud Italia registrano performance crescenti e, a breve, saranno in grado di ridurre il gap con le aree più mature".

 

Fonte: Ansa

Rifiuti plastici in mare, pescatori Fiumicino ne raccolgono 1 tonnellata

In sole 4 settimane dalle reti dei pescatori di Fiumicino, ad una distanza compresa tra 3 e 14 miglia dalla costa e dai 16 ai 120 metri di fondale, sono emersi una tonnellata di rifiuti plastici. Si tratta per il 22% di tubi di gomma, 17% film in plastica, 16% reti da pesca e da cantiere, 15% bottiglie in plastica, 14% stracci e corde in canapa, 16% altro: acciaio, materiale organico, tetrapak, alluminio.

Sono i primi risultati del progetto sperimentale “Fishing for litter” presentati da Regione Lazio, Corepla e Arpa Lazio.

Le zone di pesca dove i 12 pescherecci coinvolti hanno recuperato le plastiche vanno da Capo Linaro a Capo D'Anzio, per una distanza pari a 64 miglia marine.

“Siamo la prima regione italiana ad avviare questo progetto su larga scala: nelle prossime settimane verrà esteso a tutta la flotta di Fiumicino e di Civitavecchia per arrivare poi anche al porto di Gaeta" dichiara Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio.

"Basta un gesto per fare la differenza: crediamo infatti che un'efficiente sistema di raccolta differenziata e circuiti virtuosi di riciclo siano i veri motori dell'economia circolare" sottolinea Antonio Protopapa, direttore Ricerca e Sviluppo di Corepla.

Fonte: Italpress

Coca Cola produce 3 mln di tonnellate di plastica per imballaggi ogni anno

Trentuno multinazionali hanno pubblicato la propria “plastic footprint” sotto sollecito della Ellen MacArthur Foundation.

La Coca Cola ha dichiarato di produrre 3 milioni di tonnellate di plastica in packaging ogni anno: il dato è stato fornito dalla Ellen MacArthur Foundation che aveva invitato alcune delle più grandi multinazionali al mondo a rendere pubblica la propria “plastic footprint”.

I 3 milioni di plastica prodotti da Coca Cola si riferiscono alla produzione del 2017 e corrispondono a circa 200 mila bottiglie al minuto. La compagnia non ha dichiarato il numero totale di bottiglie messe in commercio, ma dividendo il dato fornito per la quantità di plastica necessaria a realizzare una bottiglietta da mezzo litro, si ottiene la cifra di 108 miliardi di bottiglie ogni anno, oltre 1/5 della produzione globale di bottiglie in PET che, nel 2017, arrivava a circa 500 miliardi l’anno.

La Ellen MacArthur Foundation ha ottenuto i dati sulla “plastic footprint” di altre 30 grandi multinazionali tra cui Nestlé (che dichiara 1,7 milioni di tonnellate di plastica per imballaggio ogni anno), Danone (750 mila tonnellate), Uniliever (610 mila tonnellate), Mars e Tetra Pak: combinando i numeri forniti dalle aziende, le 31 compagnie produrrebbero 8 milioni di tonnellate di plastica in packaging ogni anno.

Buona parte delle 150 multinazionali partecipanti al programma di riduzione dell’inquinamento da plastica della Ellen MacArthur Foundation hanno rifiutato di fornire i propri dati. Tra queste ci sono colossi del commercio come Pepsi Co, H&M, L’Oréal, Walmart e Marks&Spencer.

Tra gli obiettivi del programma della Ellen MacArthur Foundation ci sono l’eliminazione della plastica in eccesso nel packaging, l’abbandono delle plastiche monouso a favore di materiali riusabili, l’adozione di processi che permettano il recupero del 100% degli imballaggi di plastica entro il 2025 e la creazione di un mercato circolare della plastica da imballaggio.

“La decisione di più di 30 compagnie di rendere pubblico il volume annuale di plastica da imballaggio rappresenta un importante passo avanti verso la trasparenza – ha commentato Sander Defruyt, della Ellen MacArthur Foundation – I programmi di Governi e aziende pubblicati nel report della Ellen MacArthur Foundation sono un buon inizio, ma sono ancora distanti dall’affrontare la reale scala del problema. Il livello di ambizione nel ridurre il consumo di plastica deve continuare a crescere per abbattere veramente l’inquinamento entro il 2025: bisogna passare dalle promesse di impegno alle azioni concrete”.

 

Fonte: Rinnovabili.it