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Rifiuti plastici in mare, pescatori Fiumicino ne raccolgono 1 tonnellata

In sole 4 settimane dalle reti dei pescatori di Fiumicino, ad una distanza compresa tra 3 e 14 miglia dalla costa e dai 16 ai 120 metri di fondale, sono emersi una tonnellata di rifiuti plastici. Si tratta per il 22% di tubi di gomma, 17% film in plastica, 16% reti da pesca e da cantiere, 15% bottiglie in plastica, 14% stracci e corde in canapa, 16% altro: acciaio, materiale organico, tetrapak, alluminio.

Sono i primi risultati del progetto sperimentale “Fishing for litter” presentati da Regione Lazio, Corepla e Arpa Lazio.

Le zone di pesca dove i 12 pescherecci coinvolti hanno recuperato le plastiche vanno da Capo Linaro a Capo D'Anzio, per una distanza pari a 64 miglia marine.

“Siamo la prima regione italiana ad avviare questo progetto su larga scala: nelle prossime settimane verrà esteso a tutta la flotta di Fiumicino e di Civitavecchia per arrivare poi anche al porto di Gaeta" dichiara Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio.

"Basta un gesto per fare la differenza: crediamo infatti che un'efficiente sistema di raccolta differenziata e circuiti virtuosi di riciclo siano i veri motori dell'economia circolare" sottolinea Antonio Protopapa, direttore Ricerca e Sviluppo di Corepla.

Fonte: Italpress

Rifiuti, l'Italia ricicla l'80,2% dell'alluminio

Con 54.300 tonnellate di imballaggi in alluminio riciclate nel 2018, pari all'80,2% delle complessive 67.700 tonnellate immesse sul mercato - cui vanno aggiunte 4.300 tonnellate di imballaggio sottile destinato alla termovalorizzazione -, l'Italia si conferma anche per il 2018 Paese di eccellenza a livello europeo per quantità di alluminio riciclato prodotto. Questi i numeri principali presentati all'assemblea annuale 2018 delle 256 imprese consorziate a CIAL - Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Alluminio tenutasi a Milano lo scorso 10 maggio.

Il risultato, in un Paese la cui produzione di alluminio si basa al 100% sul riciclo, ha consentito di evitare emissioni serra pari a 403mila tonnellate di CO2 e risparmiare energia per oltre 173mila tonnellate equivalenti di petrolio.

"Il conseguimento di una quota di riciclo dell'80% nel 2018 conferma come il sistema nazionale di gestione degli imballaggi in alluminio negli ultimi anni abbia raggiunto un livello di maturità e di efficienza tali da garantire, in futuro, incrementi qualitativi e quantitativi addizionali, specie nei territori con ulteriori margini di crescita -, ha commentato il Presidente di CIAL Bruno Rea nel corso dell'Assemblea -. La consapevolezza che il processo di sviluppo è ormai irreversibile è data dal fatto che, seppur a macchia di leopardo, le principali regioni del Sud Italia registrano performance crescenti e, a breve, saranno in grado di ridurre il gap con le aree più mature".

 

Fonte: Ansa

In 4 mesi “Il Po d’Amare” ha pescato 92 kg di rifiuti di plastica

Ben 540 kg di rifiuti di cui 92 solo di plastica. Questo il “bottino” pescato in soli quattro mesi, nel Po, dal progetto sperimentale di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Corepla e Castalia. L’iniziativa, ribattezzata con il nome  “Il Po d’Amare”, era partita lo scorso luglio con un ambizioso obiettivo: testare sul fiume più lungo d’Italia un innovativo sistema di cattura del marine litter per intercettare i rifiuti prima dell’arrivo in mare. Nel Mediterraneo, infatti, finiscono ogni giorno tonnellate di spazzatura, in gran parte plastica, e i fiumi (insieme agli scarichi urbani) costituiscono la strada principale percorsa da questi inquinanti.

Per dar manforte al fronte della prevenzione, la Fondazione e i due consorzi hanno installato a 40 km dalla foce un sistema di barriere galleggianti (Seasweeper) in grado di trattenere i rifiuti senza interferire con flora e fauna. Il progetto, attuato in collaborazione con l’Autorità di Bacino per il Po, ha dato i risultati sperati come spiega oggi Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile “è riuscito a dimostrare che è possibile intercettare i rifiuti prima che raggiungano il mare e diventino così un grave problema ambientale. Una volta in mare, infatti, i rifiuti a contatto con l’acqua salata, sono difficilmente riciclabili e nello stesso tempo le plastiche si trasformano nelle pericolose microplastiche”.

Da luglio a novembre 2018 le barriere fluviali progettate da Castalia, combinate con l’utilizzo imbarcazioni a pescaggio ridotto (“Sea Hunter”), hanno permesso di recuperare otto grandi sacchi di rifiuti.

La frazione più consistente è costituita dalla plastica, per lo più politilene (PE). Il resto sono scarti vegetali e alcuni contenitori in vetro. Il materiale intercettato è stato quindi inviato al riciclo previa selezione e separazione delle diverse frazioni e il granulato polimerico ottenuto dai rifiuti plastici è stato infine inviato a una azienda inglese per la realizzazione di una casetta rifugio (leggi anche La plastica recuperata dal Po diventa un rifugio ecosostenibile). “Ora – ha proseguito Ronchi – per passare dalla fase sperimentale del progetto ad una operativa replicabile su altri fiumi italiani, sembrerebbe utile introdurre nella legislazione nazionale un riferimento chiaro ed esplicito alla classificazione dei rifiuti presenti nei corsi d’acqua (oltre che nei laghi e nel mare) in modo da superare qualunque possibile incertezza interpretativa”.

Un’esigenza a cui il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa sta cercando di rispondere: “Come sapete siamo ormai prossimi all’arrivo in Consiglio dei Ministri della legge Salvamaredove è prevista la collaborazione dei pescatori per il recupero della plastica in mare, ma posso assicurarvi che stiamo già lavorando affinché sia possibile raccogliere la plastica anche nelle acque dolci.  È un problema che mi sta enormemente a cuore, tutti insieme riusciremo a liberare dalla plastica il mare”.

Fonte: Rinnovabili.it

Coca Cola produce 3 mln di tonnellate di plastica per imballaggi ogni anno

Trentuno multinazionali hanno pubblicato la propria “plastic footprint” sotto sollecito della Ellen MacArthur Foundation.

La Coca Cola ha dichiarato di produrre 3 milioni di tonnellate di plastica in packaging ogni anno: il dato è stato fornito dalla Ellen MacArthur Foundation che aveva invitato alcune delle più grandi multinazionali al mondo a rendere pubblica la propria “plastic footprint”.

I 3 milioni di plastica prodotti da Coca Cola si riferiscono alla produzione del 2017 e corrispondono a circa 200 mila bottiglie al minuto. La compagnia non ha dichiarato il numero totale di bottiglie messe in commercio, ma dividendo il dato fornito per la quantità di plastica necessaria a realizzare una bottiglietta da mezzo litro, si ottiene la cifra di 108 miliardi di bottiglie ogni anno, oltre 1/5 della produzione globale di bottiglie in PET che, nel 2017, arrivava a circa 500 miliardi l’anno.

La Ellen MacArthur Foundation ha ottenuto i dati sulla “plastic footprint” di altre 30 grandi multinazionali tra cui Nestlé (che dichiara 1,7 milioni di tonnellate di plastica per imballaggio ogni anno), Danone (750 mila tonnellate), Uniliever (610 mila tonnellate), Mars e Tetra Pak: combinando i numeri forniti dalle aziende, le 31 compagnie produrrebbero 8 milioni di tonnellate di plastica in packaging ogni anno.

Buona parte delle 150 multinazionali partecipanti al programma di riduzione dell’inquinamento da plastica della Ellen MacArthur Foundation hanno rifiutato di fornire i propri dati. Tra queste ci sono colossi del commercio come Pepsi Co, H&M, L’Oréal, Walmart e Marks&Spencer.

Tra gli obiettivi del programma della Ellen MacArthur Foundation ci sono l’eliminazione della plastica in eccesso nel packaging, l’abbandono delle plastiche monouso a favore di materiali riusabili, l’adozione di processi che permettano il recupero del 100% degli imballaggi di plastica entro il 2025 e la creazione di un mercato circolare della plastica da imballaggio.

“La decisione di più di 30 compagnie di rendere pubblico il volume annuale di plastica da imballaggio rappresenta un importante passo avanti verso la trasparenza – ha commentato Sander Defruyt, della Ellen MacArthur Foundation – I programmi di Governi e aziende pubblicati nel report della Ellen MacArthur Foundation sono un buon inizio, ma sono ancora distanti dall’affrontare la reale scala del problema. Il livello di ambizione nel ridurre il consumo di plastica deve continuare a crescere per abbattere veramente l’inquinamento entro il 2025: bisogna passare dalle promesse di impegno alle azioni concrete”.

 

Fonte: Rinnovabili.it

Arriva la prima ecocannuccia in Italia

CATANIA - E' fatta di mais, è biodegradabile ed è amica dell'ambiente. E' la prima ecocannuccia 'plastic free' in Italia introdotta da Dolfin per le Polaretti Magic Milk: trasparenti con all'interno microsfere di zucchero di vari gusti per insaporire il latte facendo di un pasto un momento di gioco. In anticipo sulle disposizione Ue che prevede dal 2021 la messa al bando di stoviglie in plastica monouso insieme a cannucce e cotton fioc, Dolfin Spa - storica azienda dolciaria siciliana, da oltre 100 anni della famiglia Finocchiaro di Giarre - ha deciso di adeguarsi subito alla normativa europea 'plastic free' eliminando le cannucce di plastica da uno dei suoi prodotti di punta. "Sono le prime in assoluto nel mercato italiano - afferma il presidente Santi Finocchiaro - e sono la riposta ambientale. La plastica rappresenta oltre il 70% dei rifiuti galleggianti, compresi 21 milioni di cannucce. Inoltre i bambini dopo averle utilizzate per bere il latte, con un gesto virtuoso, impareranno a smaltirle nell'umido".

Fonte: Ansa