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Tariffa puntale dopo vent'anni il decreto è in Gazzetta Ufficiale

È stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Ambiente recante “Criteri per la realizzazione da parte dei Comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio, finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati”. Il regolamento, formalmente emanato in attuazione dell’art.1, comma 668, della legge 147 del 2013 (legge di stabilità), ha in realtà origini ben più “antiche”, visto che la sua adozione era prevista già dal dlgs 22 del 1997, il cosiddetto “decreto Ronchi”. Di fatto, insomma, l’adozione del regolamento è in ritardo di poco più di vent’anni.

Obiettivo del decreto pubblicato oggi è quello di fornire ai Comuni una serie di criteri omogenei funzionali sia alla misurazione puntuale dei rifiuti prodotti da utenze singole o aggregate, consentendo alle amministrazioni di quantificarli in termini di peso o anche solo di volume, che alla messa a punto di sistemi di gestione caratterizzati dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio in funzione del servizio reso. Lo scopo, insomma, è quello di attuare una vera e propria tariffa corrispettiva, il cui importo sia commisurato al servizio reso. Anche se, chiarisce il decreto, la misurazione dei rifiuti concorrerà a determinare la sola parte variabile della tariffa, mentre la quota fissa continuerà a rispondere ai criteri fissati nel dpr 158 del 1999. Presupposto fondamentale è naturalmente l’adozione di sistemi tecnologici, dal transponder RFID al codice a barre, che permettano di associare il contenitore, il sacco o il conferimento a un singolo utente o a un utente aggregato, registrare il numero dei conferimenti e misurare attraverso sistemi di pesatura diretta o indiretta le quantità conferite.

Già, ma come si misureranno i rifiuti prodotti da ogni utente? Stando all’articolo 6 la misurazione potrà essere “diretta”, se verrà quantificato il peso del conferimento, “indiretta”, se invece ne verrà misurato il volume sulla base dei contenitori utilizzati per la raccolta, e potrà avvenire alternativamente: a bordo dell’automezzo, tramite un dispositivo in dotazione all’operatore della raccolta,  potrà essere integrata nel contenitore stesso o avvenire in un centro di raccolta comunale. Nei casi di registrazione indiretta, cioè basata sul volume, «la quantità di rifiuto per le frazioni di riferimento, prodotta dall’utenza (RIFut), può essere calcolata anche come sommatoria del prodotto del volume espresso in litri del contenitore conferito per lo svuotamento, o del sacco ritirato o del volume accessibile nel caso di contenitore con limitatore volumetrico, moltiplicato per il coefficiente di peso specifico (Kpeso)» che dovrà essere stabilito dal Comune «per ciascun periodo di riferimento e per ciascuna frazione di rifiuto» in base «alla densità media dello specifico flusso di rifiuto, determinata come rapporto tra la quantità totale di rifiuti raccolti e la volumetria totale contabilizzata».

20 anni di CONAI

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Il riciclo della carta

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In ventanni riciclati 50 milioni di tonnellate di imballaggi

Il consorzio CONAI compie 20 anni. Con un bilancio molto positivo: con il riciclo dei rifiuti di imballaggio è stata evitata l’apertura di 130 discariche e l’emissione di oltre 40 milioni di tonnellate di CO2

Un compleanno con il botto, quello del consorzio CONAI, che stamani a Roma presenta il suo secondo Rapporto di Sostenibilità. Con numeri impressionanti: in 20 anni CONAI e i Consorzi di Filiera hanno avviato a riciclo la bellezza di 50 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio - in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro – sull’intero territorio nazionale. Un dato che è in continua crescita negli anni – partendo dalle 190mila tonnellate del 1998 fino ai 4 milioni del 2016 - e che ha permesso nei 20 anni di operatività del Consorzio Nazionale Imballaggi il mancato smaltimento in discarica di 130 milioni di metri cubi di imballaggi, evitando la costruzione di 130 nuovi impianti di medie dimensioni. 

I dati verranno ufficialmente diffusi oggi, durante l’Assemblea Pubblica di CONAI-Consorzio Nazionale Imballaggi, promossa in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. L’occasione per fare un bilancio dei primi 20 anni di attività del Consorzio, costituito nel 1997 in seguito all’entrata in vigore del Decreto Ronchi.  

A parte la montagna di materiale recuperato, il Rapporto chiarisce che nel 2016, grazie all’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio, è stata risparmiata energia primaria per 19 TWh, pari al consumo di 11 centrali termoelettriche di potenza superiore a 1 GWh, mentre il recupero energetico ha consentito la produzione di energia elettrica per 140 GWh. Inoltre, grazie all’avvio a riciclo sono state risparmiate emissioni di CO2 per 3,6 milioni di tonnellate, con un valore complessivo in 20 anni pari a 40,6 milioni di tonnellate.  

Dal punto di vista economico, invece, il riciclo gestito da CONAI e dai Consorzi di Filiera ha generato nel solo 2016 benefici per 901 milioni di euro, a cui si possono aggiungere ulteriori 104 milioni di euro di benefici indiretti derivati dalla mancata emissione di 3,6 milioni di tonnellate di CO2. Dal 1998 ad oggi, il beneficio economico generato dal risparmio di CO2 è quantificabile in 1,2 miliardi di euro. 

Questi dati portano con sé anche un risvolto occupazionale e di sviluppo della filiera consistente: secondo il più recente rapporto a cura della Fondazione Sviluppo Sostenibile e di FISE UNIRE, le imprese che in Italia si occupano di gestione dei rifiuti sono oltre 6.000 con 155mila addetti. A queste, vanno inoltre aggiunte ulteriori 3.000 imprese, con 180mila addetti addizionali, che vivono proprio del recupero dei materiali avviati a riciclo, come cartiere, acciaierie e vetrerie. Vale la pena di notare che la filiera della gestione dei rifiuti è stata tra le poche in Italia che ha continuato a crescere anche durante gli anni più bui della crisi sia in termini di numero di imprese (dal 2008 +10%) sia in termini occupazionali. 

“In 20 anni siamo riusciti a trasformare un problema ambientale, il conferimento di rifiuti in discarica, in un’opportunità di sviluppo economico per il Sistema Paese” ha commentato Walter Facciotto, Direttore Generale di CONAI. “Lo sviluppo del riciclo degli imballaggi ha infatti contribuito a rendere florido un settore, quello della gestione dei rifiuti, che conta oggi 6.000 imprese e 155.000 addetti, e che ha continuato a crescere anche in periodo di recessione. Inoltre, a questi numeri dobbiamo aggiungere ulteriori 3.000 imprese e 180.000 addetti che hanno la loro ragione d’essere proprio nel recupero dei materiali”. 

“La sfida che siamo chiamati ad affrontare oggi è la transizione da un modello di consumo lineare ad uno circolare per uno sviluppo sostenibile duraturo” ha aggiunto Roberto De Santis, Presidente di CONAI. “Una volta completato l’iter europeo, il nostro Paese potrà cogliere l’occasione, come già fece nel 1997, per creare uno scenario favorevole all’ulteriore miglioramento delle performance di riciclo e recupero. Nel processo di ammodernamento del quadro normativo, continuando a tenere fermi i principi del ‘chi inquina paga’, della responsabilità estesa del produttore e dell’universalità del servizio, un ruolo guida dovrà essere mantenuto da un sistema di natura privatistica e non lucrativa, che garantisca l’autonomia necessaria per la determinazione degli oneri economici a carico delle imprese e, al contempo, l’impegno a intervenire lungo l’intero ciclo di vita degli imballaggi”. 

Durante l’Assemblea sono anche stati presentati gli ultimi dati relativi all’avvio a riciclo e al recupero degli imballaggi in Italia, allargando il campo anche agli operatori indipendenti: nel 2016 è stato avviato a riciclo il 67,1% dei rifiuti di imballaggio per un totale di 8,4 milioni di tonnellate (+2,8% sul 2015). Un risultato che è ampiamente al di sopra degli obiettivi europei al 2020, e che già supera quelli attualmente in discussione per l’anno 2025. 

“Che in Italia il 67,1% dei rifiuti di imballaggio sia stato avviato a riciclo nel 2016, anticipando l’obiettivo europeo del 2025, è un indicatore di un indubbio successo: un successo raggiunto in un Paese dove le difficoltà nella gestione dei rifiuti urbani sono state, e in alcune città sono ancora, rilevanti” ha concluso Edo Ronchi, Presidente SUSDEF. “Il sistema Conai-Consorzi di filiera è il protagonista principale di questo successo che vale il doppio proprio perché raggiunto in Italia: il Paese dove lavorare bene nel settore dei rifiuti è sempre stato molto difficile”. Considerando, infine, anche la quota di recupero energetico, il 78,2% degli imballaggi immessi al consumo in Italia è oggi sottratto alla discarica. 

CONAI compie 20 anni

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