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La RICI-collezione di ACEA Pinerolese finisce in festa (del riciclo)

RICI-COLLEZIONE è l'iniziativa che è stata promossa da Acea Pinerolese, in collaborazione con Novacoop e Centro Commerciale "Le Due Valli" di Pinerolo, finalizzata a sensibilizzare ad una corretta raccolta differenziata, in particolare degli imballaggi in plastica e metalli.

Achab Group ha ideato il formato e la grafica del RICI-CALENDARIO, formato da 4 RICI-CARD assemblabili, ciascuna delle quali è stata distribuita per una settimana, dal 1° al 29 marzo 2017 alle casse dell'Ipercoop di Pinerolo. Il particolare formato, in cui 4 card sagomate vengono assemblate per creare un solido in tre dimensioni, da un lato permette di veicolare le informazioni in un modo innovativo e pratico, dall'altro ben si presta a diventare "collezione" di più elementi, ciascuno dei quali è indispensabile per comporre l'oggetto.

Sabato 1° aprile presso il Centro Commerciale "Le Due Valli" di Pinerolo, a partire dalle 15.00 si è svolta la Festa del Riciclo, durante la quale tutti i cittadini serviti da ACEA che hanno portato con sé le 4 RICI-CARD, hanno ricevuto in omaggio l'utile contenitore per la raccolta differenziata. La festa, allegra e partecipata, ha visto tra l'altro l'animazione a cura di Francesco Giorda, artista del  Teatro della Caduta.

Fonte: achabgroup

Per scoprire qualcosa in più sui piccoli elettrodomestici, RAEE

Emerge da dati diffusi da Ecodom (attraverso un'accurata indagine statistica di circa un mese fa) la situazione della percezione dei RAEE e del loro corretto smaltimento da parte degli italiani.
Quest'ultima attività, come è noto, è normata dal decreto "uno contro uno", che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell'apparecchiatura dismessa a fronte dell'acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo decreto "uno contro zero", che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei RAEE di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superfici superiori a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto.

Innanzitutto il dato principale: scopriamo che meno di un intervistato su 4 (18%), una quota ancora poco importante di popolazione, riconosce correttamente i RAEE. Due su cinque (40%) ne hanno solo un'idea approssimativa mentre la maggioranza relativa (42%) non li conosce affatto.
Le principali fonti di informazioni sui RAEE, per i cittadini che li riconoscono, sono l'amministrazione pubblica (31%) o le aziende di igiene urbana (31%).
Emerge quindi una necessità ancora maggiore di comunicazione da parte di questi soggetti, individuati dai cittadini come le fonti preposte alla diffusione di corrette informazioni, attraverso specifiche campagne oppure con interventi sempre più mirati di educazione ambientale per tutti i target scolastici.

Tornando ai risultati dell'indagine, la percezione sul grado di rischio di queste apparecchiature invece appare molto alta, anche tra chi non le conosce (livello medio di pericolosità pari a 8,7 su 10), per le conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull'aria e sull'acqua, e per la presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti, in base al parere di chi le considera pericolose. 

Nelle abitazioni degli italiani le apparecchiature "a rischio", ovvero non più in uso oppure non più funzionanti (e che quindi potrebbero essere dismesse in modo non corretto) rappresentano il 7,4% del totale posseduto. Il più elevato potenziale di rischio è di videoregistratori, videocamere, macchine fotografiche digitali e calcolatrici.
In merito alle modalità di dismissione, fortunatamente prevalgono i comportamenti virtuosi, nel 60% dei casi tramite il ricorso alle società di igiene urbana e nel 9% dei casi tramite i negoziantima le cattive abitudini di conferimento pesano ancora il 17%. 

Ma chi ha la responsabilità degli scarsi risultati di raccolta? Rispetto alla precedente indagine effettuata nel 2011, i cittadini riconoscono di essere i maggiori responsabili (in media il 35%). Nell'attribuzione di responsabilità seguono le amministrazioni pubbliche (30%), valore in sensibile calo rispetto al 2011 (39%). Anche questi ultimi dati possono confermare che un maggior intervento in fase di comunicazione potrebbe regalare risultati migliori a livello locale e nazionale per la raccolta dei RAEE.

La conoscenza del decreto uno contro uno, invece, mostra un sensibile incremento rispetto al 2011 (+13%), ma solo il 30% del campione dichiara di conoscerlo in modo approfondito: un 44% degli intervistati, a distanza di otto anni dall'entrata in vigore, ancora non conosce questa possibilità di conferimento. Il 42% di coloro che sono a conoscenza dell'uno contro uno ha anche utilizzato questo servizio (in media 2,6 volte).

La notorietà del decreto uno contro zero è ancora piuttosto scarsa (18%), probabilmente anche in virtù della sua recente introduzione (aprile 2016).  Secondo gli intervistati, anche il decreto stesso potrà contribuire in modo significativo all'aumento della raccolta dei RAEE. Le principali motivazioni indicate sono la semplificazione del conferimento per i consumatori, anche in termini di convenienza, e le potenzialità in termini di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, promuovendo comportamenti virtuosi. 

Fonte dati: Achab Group

CoReVe Consorzio Recupero Vetro

 

Il sacchetto delle patatine va differenziato?

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Saxa Gres, la fabbrica che con la cenere dei rifiuti produce sampietrini

Non è un Paese per innovatori, l’Italia. Prendi il caso di Saxa Gres: la più grande fabbrica di piastrelle fuori dal distretto di Sassuolo, forte di un brevetto industriale rivoluzionario, in grado di prendere i residui di un inceneritore e trasformarli in un sampietrino green che permetterà alle città di pavimentare le strade senza ricorrere alle lontane cave di basalto della Cina. Un bell’esempio di economia circolare: l’inceneritore non deve smaltire rifiuti in discarica, la fabbrica ex Marazzi Sud di Anagni (Frosinone) riapre e dà lavoro a 100 operai, la cenere diventa materia prima, l’ambiente ringrazia e anche l’economia. 

Ma l’Italia, appunto, non ama le innovazioni. Ed ecco che la bella favola di Saxa Gres ha rischiato fino all’ultimo di naufragare. Mancava il timbro della compatibilità ambientale. Solo qualche giorno fa, infatti, è arrivato un «via libera» condizionato da parte della Regione Lazio alla sperimentazione, propedeutica alla produzione vera e propria.  

Nelle prossime settimane ci saranno dunque tre cicli completi. Poi toccherà ai laboratori dell’università La Sapienza e del Critevat di Rieti verificare che il sampietrino di Saxa Gres abbia effettivamente assorbito i materiali nocivi presenti nelle ceneri. «E siccome noi siamo certi del risultato - afferma il vicepresidente della società, Francesco Borgomeo - contiamo di partire quanto prima».  

Si consideri che Saxa Gres ha già presentato le sue piastrelle - da scarto di termovalorizzatore a prodotto green - alla fiera di Ecomondo, e ha piazzato in prevendita la produzione dei prossimi tre anni.  

Da qualunque lato la si prenda, è una innovazione positiva: il termovalorizzatore di San Vittore, di Acea, non sapeva come smaltire le sue ceneri, che dovevano finire in discarica con pesanti costi economici e ambientali; il ricorso alle cave cinesi per pavimentare le città italiane è ovviamente un controsenso economico e ambientale. Ebbene, un sampietrino in gres porcellanato che al 30% nasce dalle ceneri è l’uovo di Colombo. 

Su questo progetto industriale così lungimirante non è casuale che si sia mobilitato un fondo d’investimento inglese e che siano giunti finanziamenti dalla Borsa di Londra. Non pochi: sono stati investiti 15 milioni di euro per riattivare la Marazzi di Anagni. Per non dire delle speranze di 100 famiglie che due anni fa hanno visto chiudere la Marazzi Sud.  

Eppure, tutto è sembrato saltare perché occorreva un atto di coraggio da parte di chi doveva dare le autorizzazioni. Per riportarsi alla lettera della Regione Lazio, giunta 800 giorni dopo l’inoltro della domanda: «L’utilizzo delle ceneri non pericolose è previsto solo nell’ambito produttivo dei cementifici mentre per le ceneri di natura pericolosa non esiste alcuna specifica norma». «Siccome nessuno ha mai utilizzato le ceneri di un inceneritore per fare il gres - è la risposta di Borgomeo - è ovvio che questo nostro procedimento industriale non potesse essere compreso in norme tecniche consolidate. Ma ora che finalmente ci hanno concesso la sperimentazione in fabbrica, vediamo la luce in fondo al tunnel». 

È stata tutta in salita la procedura con il tribunale fallimentare. Poi la grana dei fornitori: la fabbrica era considerata «cattivo pagatore» e quindi niente acqua o elettricità. Forse non s’è trattato soltanto di miopia burocratica, però. La società Saxa Gres a un certo punto ha denunciato opacità. «Al di là delle dichiarazioni, l’economia del riciclo è ostacolata di fatto dagli interessi dell’economia della discarica, in una regione in piena crisi sul recupero e il riciclo dei rifiuti».  

Fonte:La Stampa